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Rimedi alla caduta dei capelli - Come bloccare la caduta dei capelli per sempre

Alopecia Androgenetica

fausto

“Alopecia Androgenetica (Calvizie)”

Definizione:

L’alopecia androgenetica, più comunemente chiamata calvizie è una condizione di mancanza, totale o parziale, dei capelli.

Esistono diverse scale per misurare l’estensione delle calvizie: ne citiamo sostanzialmente due:

  • scala Hamilton
  • scala Norwood
  • I soggetti appartenenti al livello I della scala di Hamilton sono quelli che non soffrono di calvizie. l’alopecia androgenetica o calvizie comune, è un diradamento della parte fronto-occipitale dei capelli, dovuto alla miniaturizzazione del fusto. Come tipo di alopecia è in assoluto il più frequente: colpisce, prevalentemente, uomini e donne di razza bianca, con gravità di diversi livelli. In altre etnie è meno presente. Non colpisce gli eunuchi.

    Fisiopatologia:

    L’alopecia androgenetica è legata all’attività della 5 alfa-reduttasi di tipo II che trasforma il testosterone in diidrotestosterone. Endocrinopatie quali la carenza di GH, ipotiroidismo, menopausa, policistosi ovarica, tumori virilizzanti o terapie con androgeni (anche se per amor di verità bisogna dire che gli unici androgeni che danneggiano il cuoio capelluto sono il diidrotestosterone e l’androstenedione - cataboliti del testosterone, al contrario il testosterone non ha alcuna azione dannosa nei confronti dei capelli), possono causare calvizie.

    Il processo patologico fondamentale consiste nell’accelerazione, sotto stimolo androgenico, della fase mitotica del ciclo pilare (anagen I - V) e nella conseguente riduzione della fase differenziativa, che normalmente è lunghissima. Essendo quest’ultima necessariamente incompleta, il fusto che ne deriva sarà assai più sottile e corto (vellus).

    In età più avanzata, si sovrappongono anche fenomeni atrofici del cuoio capelluto, il quale diventa sottile e lucido. In questa fase i vellus scompaiono del tutto.

    Un secondo processo patologico consiste nella perdita dell’individualità dei cicli papillari (caratteristica del cuoio capelluto adulto normale) e quindi della loro sincronizzazione. Questo fenomeno è dovuto essenzialmente alla riduzione della fase di differenziamento.

    Un terzo fenomeno è l’aumento della fase di kenogen: quando il fusto del peso si stacca alla fine del telogen, il follicolo è già occupato da un’altro capello in fase anagen avanzata. Può comparire un intervallo tra la caduta del pelo in telogen e il suo rimpiazzo con il nuovo anagen: durante tale intervallo fisiologico (kenogen), il follicolo rimane vuoto.

    Nella calvizie androgenetica vengono persi soltanto i capelli nella regione frontale perché in questa zona l’alfa 5-reduttasi è più attiva, quindi vi si concentra una maggiore quantità di DHT.

    Per l’alopecia androgenetica la causa è il Diidrotestosterone (DHT), (nome completo: 5a-Diidrotestosterone, abbreviato: 5a-DHT;INN: androstanolone). Esso è un metabolita biologicamente attivo dell’ormone testosterone. Esso oltre a promuovere la crescita del pelo corporeo e della barba, può influenzare negativamente la prostata e anche i capelli. Il DHT è prodotto dai maschi già nell’utero materno ed è responsabile della formazione dei caratteri di genere maschili. Il DHT contribuisce attivamente anche ad altre caratteristiche generalmente attribuite ai maschi, incluse la crescita dei peli e la profondità della voce.

    A prescindere da altre cause, risulta essere un fattore critico il nutrimento dei bulbi piliferi. A questo proposito non bisogna dimenticare che il cuoio capelluto è in assoluto l’area più periferica della circolazione sanguigna corporea.

    Decorso Clinico:

    Si assiste ad un diradamento, che può essere più o meno marcato e più o meno veloce, che nell’uomo è localizzato nella zona “fronto temporale” e/o alla chierica (vertice), mentre nella donna è quasi sempre distribuito su tutta la parte superiore della testa. Spesso si assiste a un parallelo aumento del pelo corporeo nell’uomo. Generalmente il paziente lamenta un aumento della caduta dei capelli. La patologia è poligenica, con penetranza completa, e si manifesta negli uomini molto più che nelle donne (nelle quali generalmente, compare anche in età più avanzata, in quanto quasi sempre si sviluppa dopo la menopausa).

    Correlazione della calvizie con altre malattie:

    La calvizie è correlata a svariate endocrinopatie, come carenza di GH, sindrome di Cushing, ipopituitarismo, ipotiroidismo, iperparatiroidismo. Contrariamente al luogo comune, le persone con calvizie hanno meno testosterone (e più FSH, LH e prolattina) rispetto alle persone con una chioma normale, inoltre sono maggiormente predisposti all’ipertensione, all’insulinoresistenza e quindi al diabete mellito di tipo 2.

    Diagnosi:

    Per diagnosticare questa patologia si utilizzano:

  • stress test: in cui si valuta la caduta indotta da tiraggio
  • tricogramma
  • test di laboratorio per diagnosi differenziale con altre patologie (vedi TSH;T3;T4;DHT;GH; fattore di crescita insulinosimile)
  • Terapia:

    La calvizie secondo fonti mediche, può essere affrontata sia per via farmacologica che per via chirurgica.

    Terapia Farmacologica:

    Esistono diversi farmaci che consentono di rallentare, bloccare e nei soggetti buoni risponditori addirittura di invertire (almeno per qualche anno) il processo di miniaturizzazione dei capelli causato dalla alopecia androgenetica. il farmaco più importante attualmente conosciuto è la finasteride: un farmaco (approvato per il trattamento dell’alopecia androgenetica maschile dalla FDA statunitense nel 1997) inibitore della 5 alfa reduttasi di tipo II, prescritto in quantità di 1 mg/dì. La terapia va continuata per tutta la vita poiché dopo alcuni mesi dalla sospensione i capelli torneranno a cadere ed un’eventuale ripresa della terapia non porta agli stessi benefici iniziali. Il farmaco produce un abbassamento dei valori del diidrotestosterone, responsabile della caduta dei capelli. Gli effetti collaterali noti e riportati sul “bugiardino” sono: diminuzione della libido in vario grado fino all’impotenza, diminuzione del liquido seminale e/o quantità spermatica minore, diminuzione delle eiaculazioni, depressione, stanchezza cronica, riduzione del pene, fibrosi del pene e ginecomastia. Si tratta di effetti nella maggioranza dei casi risolvibili con la sospensione del farmaco, ma persistenti per una casistica inferiore, e registrati in una bassa percentuale di pazienti.

    Un altro farmaco utilizzato è il minoxidil: una sostanza utilizzata anche per la cura dell’ipertensione. Viene usato sul bulbo pilifero e agisce da stimolante. Oltre il 70% dei pazienti trattati ottiene risultati estetici positivi di vario grado, dal mantenimento sino alla ricrescita. L’uso prolungato deve essere anche in questo caso prolungato nel tempo, perché una sua sospensione riporta i capelli ad uno stadio preterapia. Gli effetti collaterali noti sono: ipotensione, infiammazioni, arrossamenti e prurito. Altri farmaci comprendono soprattutto anti-androgeni da utilizzare localmente (come il ciproterone acetato).

    Terapia Chirurgica:

    Alternativa o complementare alla terapia medica è quella chirurgica, cioè l’autotrapianto. L’intervento, se effettuato da chirurghi competenti, aggiornati sempre sulle ultime tecniche, con un’esperienza provata e con alle spalle diversi interventi chirurgici specifici, dà quasi sempre ottimi risultati (in base anche allo stato di partenza, al diametro dei capelli del paziente, ecc.) in quanto vengono utilizzati capelli della regione parietale ed occipitale, non soggetti a miniaturizzazione poiché resistenti all’azione degli ormoni androgeni.

    La tecnica consiste nel “taglio” di una striscia di capelli, che viene poi ritagliata in parti molto più piccole e impiantate nella zona soggetta a calvizie. La tecnica dell’autotrapianto ha avuto significativi progressi negli ultimi 50 anni. La dimensione delle regioni impiantate sono diventate sempre più piccole, fino a raggiungere il singolo capello.

    Calvizie negli animali:

    La calvizie non è solo un tratto umano. Alcuni “primati”, come scimpanzé, macaco orsino e gorilla, mostrano un progressivo diradamento del pelo sul capo quando entrano nell’età adulta.

     

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